È che detesto convivere coi sensi di colpa, c’ho questa fissazione barocca delle alleanze
-sempre quest’attitudine di giocare a risiko con la vita, eh che noia- e allora organizzo sfibranti sedute di verità in cui si è costretti a specchiarsi a vicenda: no, non sono una che confessa colpe per alleggerirsi la coscienza, io sono il prototipo del “voglio capire” e mentre lo scrivo già mi irrito; è irritante la gente che deve sempre capire tutto, avere chiara la situazione e che niente deve sfuggire dal loro campo visivo e che stanno lì a misurare il contatore del controllo, dondolandosi autisticamente sulla sedia.
Ora potrei dire che lo faccio per affetto, amore, rispetto e assoluto bisogno di costruire un equilibrio, ma ho scartato un cadeaux e devo specchiarmi: non ho tempo per raccontarvi quanto mi piaccia quel che vedo.

2 Commenti
Io dipende.
Di solito quando “voglio capire” mi son già fregata da sola. Nel senso che se in un rapporto o in un legame voglio capire, allora vuol dire che quella persona, quella situazione, quel legame mi interessa veramente. Di solito, i miei “voglio capire” mi hanno portato a schiantarmi contro un muro ad alta velocità, ma era quello che volevo. Masochista, sì.
No Kika, hai avuto il coraggio di affrontarla la situazione, cercare di capirla non è altro che questo in fondo: è il primo passo verso, lo slancio.
Ah e i muri guarda, pare che mi ci sia affezionata