Quasi fosse tregua, come fosse prima

E invece sono diventata grande, così all’improvviso, il 2 settembre in una notte sola.
A volte, penso di averla riportata in vita con la forza della disperazione, con la volontà granitica che mi ha tenuta in piedi per settimane, aggrappata a quel groviglio di tubi che non c’entravano un cazzo con la mia vita, tanto mi sento esausta, sfilacciata ed usurata.
Ho varcato la porta della mia sicura ed inespugnabile casa,  con i bagagli dell’ennesimo viaggio ed ero io: la giovane, sfrontata, viziata e bellissima ragazzina felice, con la testa piena di libri e feste alcoliche; poche ore dopo la porta blindata di un corridoio asettico mi separava da tutto quello in cui abbia mai creduto, dalla presenza monumentale della mia sconclusionata e scintillante esistenza e non sono stata più io. In un barlume di autocoscienza, nel momento più doloroso, sono stata grottescamente fedele a me stessa e ripetevo soltanto “Se muore, non sarò mai più felice” come se la mia felicità fosse più importante della sua vita.
Abbiamo lottato insieme, ho raccolto i pezzi di questa variegata e e scalcinata famiglia che lei ha creato dal nulla e ha tenuto in piedi contro tutti e me la sono caricata sulle spalle: mente fredda, movimenti composti, nessuna lacrima e nessun dolore, ché sotto pressione spesso si da il meglio di noi stessi. 
Dicono che devo parlare, che aver affrontato tutto questo comporta un trauma, ma l’unico motivo per cui lo sto facendo è solo per capacitarmi che è accaduto davvero: “Se non lo scrivo, non è reale” il solito vecchio ritornello di Mademoiselle che, nel suo inconscio, cesella una realtà altra in cui il dolore non esiste.
Non posso permettermelo, ha ancora bisogno di me: sono una macchina da guerra, ma non so smaltire le macerie.

Questo inserimento è stato pubblicato in frammenti caleidoscopici, strani giorni. Metti un segnalibro su permalink. Inserisci un commento o lascia un trackback: Trackback URL.

3 Commenti

  1. Anonymous
    Pubblicato il 12 dicembre 2010 alle 11:47 | Permalink

    Mademoiselle,
    sono Giorgio, sai che sono sempre stato alla finestra a guardarti ridere, piangere, smaltire sbronze e stupidità umana con lo stesso charme, lo stesso broncio, che mi rimane sempre stampato in testa.
    Non ho parole, ne formule magiche per farti tornare magicamente alla vita di prima.
    Posso solo dirti che come adoravo la tua indolente vita da Mademoiselle, così mi trovi affascinato dalla grinta, la volontà che hai messo in campo quando gli eventi te l'hanno imposto.
    Adesso quel tuo mettere un passo davanti all'altro senza pensare a nulla (impossibile lo so), come quando ritonavi a casa barcollante da qualche party, questo meccanismo di autodifesa ti sta rivelando l'unico possibile, in attesa di giorni migliori.
    Perchè verranno su questo ci puoi scommettere.
    Mi stringo a TE ed alla tua famiglia tutta.
    Tieni duro splendida ragazza
    Giorgio

  2. Crimilda
    Pubblicato il 12 dicembre 2010 alle 17:14 | Permalink

    :*

  3. Mariposa
    Pubblicato il 20 dicembre 2010 alle 21:07 | Permalink

    @G:un passo dietro l'altro, esattamente quello che tento di fare, il mio personalissimo e opinabile sistema di reazione.
    ti ringrazio per i messaggi in bottiglia, per le parole e per tutto e ricambio l'abbraccio…comesempre

    @cri: a te, lo sai.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà mai pubblicato o condiviso. I campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi tag e attributi HTML <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>